mercoledì 5 giugno 2013

Personaggi mitologici: Venere

Il Bagno di Venere: Auguste Barthelemy Glaize

il mito: Venere o Afrodite è una delle figure mitologiche più importanti. Nata prima che gli Olimpi governassero come già descritto nel mito "Nascita di Venere". Questa divinità è originaria dell'isola di Cipro, dove appunto il mito vuole che sia sorta dalle acque. Testimonianze devozianali a questa figura sono state scoperte sull'isola e risalgono al VII secolo a.C. Ancora oggi, meta di migliaia di turisti è la rocca di Venere che indicherebbe il punto in cui la dea uscì dall'acqua.

martedì 4 giugno 2013

Gli Argonauti - parte 1

Giasone porta a Pelia il vello d'oro mentre la Vittoria alata si accinge ad incoronarlo.
Lato A di un cratere (vaso a bocca larga in cui i greci e i romani mescolavano l'acqua e il vino da servire nei banchetti) pugliese a figure rosse su fondo nero del 340 a.C.–330 a.C.
Conservato al Louvre.


Il mito degli argonauti è uno dei più affascinanti della mitologia greca. Pelia era diventato re di Iolco dopo aver usurpato il trono del fratello Esone e aveva imprigionato l'intera famiglia. Promise che li avrebbe liberati se Giasone, fliglio di Esone gli avesse rubato e portato a Iolco il Vello d'oro (era la pelle dorata di un ariete alato che Ermes donò a Nefele come vedremo in un prossimo post). Così, guidati da Giasone, gli argonauti si imbarcarono sulla nave Argo per raggiungere le ostili terre della Colchide alla ricerca del Vello d'oro. Presero parte alla spedizione molti personaggli illustri: Acasto, figlio di Pelia, Ercole (Eracle), Anceo figlio di Poseidone, Castore e Polluce i dioscuri, ovvero i figli di Zeus nati dall'unione con Leda, Laerte futuro padre di Ulisse (Odisseo), Nauplio figlio di Poseidone avuto dall'unione con Amimone, Orfeo (quello di Orfeo e Euridice), Peleo (futuro padre di Achille), Polifemo l'arcade.

Al comando della spedizione era stato proposto Ercole (Eracle) che però rifiutò a favore di Giasone.
La prima tappa del viaggio fu l'isola di Lemno, abitata da sole donne, poichè a causa di una maledizione di Afridite queste avevano sterminato i loro uomini. Gli Argonauti furono ospitati nell'isola e in quei giorni vengono concepiti molti figli fino a quando Eracle invitò tutti a riprendere il viaggio ripartendo alla volta della Samotracia. Durante il viaggio attraversarono l'Ellesponto, poi il Bosforo e giunsero sulle rive del fiume Chio. Qui Ila, amico e compagno di Ercole, fu rapito da alcune Ninfe e non potè più tornare indietro. Ercole e Polifemo si misero alla sua ricerca ma non riuscirono a rientrare in tempo e Giasone decise di riprendere il viaggio senza di loro. Giunsero sull'isola di Bebrico, governata da re Amico, figlio di Poseidone, il quale si vantava di essere un ottimo pugile e volle sfidare gli argonauti. Nella spedizione c'erano anche Castore e Polluce, i dioscuri generati dalla relazione tra Leda e Zeus, e fu Polluce ad accettare la sfida. Polluce uccise il rivale e scatenò la furia del popolo sul quale gli argonauti ebbero vittoria facile saccheggiando il palazzo reale. Prima di ripartire sacrificarono 20 tori a Poseidone temendo di essere puniti per averne ucciso il figlio. Giunti sul promontorio Salmidesso, incontrarono il re Fineo che era perseguitatao da due Arpie. Gli argonauti lo liberarono ed essendo famoso profeta gli indicò la via più sicura su cui proseguire il viaggio. Come indicato da Fineo, seguirono una colomba liberata che li guidò attraverso il Bosforo evitando così gli scogli contro cui molte navi erano affondate. La penultima tappa fu l'isola di Dia, cara ad Ares, il dio della guerra. Qui furono attaccati da uccelli mostruosi che seppero evitare grazie ai consigli di Fineo giungendo così sulle coste della Colchide. A questo punto Giasone convocò una riunione per decidere come recuperare il Vello. Giasone  intendeva recarsi nella città di Ea, su cui regnava Eete, per rivendicare il prezioso oggetto in modo gentile. Se Eete si fosse rifiutato  avrebbero attaccato battaglia. La proposta fu accolta con un applauso. A loro si unì anche Augia, un fratellastro di Eete. Il gruppo avanzò attraverso il cimitero di Circe, dove si presentò ai loro occhi lo spettacolo dei cadaveri esposti sulle cime dei salici (era usanza di questa città seppellire solo le donne). Giunti al cospetto del re, questi dettò le sue condizioni, Giasone avrebbe dovuto:
  • aggiogare all'aratro due feroci tori dagli zoccoli di bronzo e dalle narici fiammeggianti; fiere bestie di proprietà di Efesto (Vulcano), il dio dell'ingegno;
  • tracciare quattro solchi nel terreno chiamato Campo di Marte e seminarci dei denti di drago: quelli, pochi e perduti, che Cadmo aveva seminato tempo addietro a Tebe.
Le condizioni erano quasi impossibili, ma intervenne Eros, il dio dell'amore, in suo aiuto facendo innamorare la figlia del re, Medea, di Giasone. Medea, abile maga, cercò di resistere a questa attrazione ma alla fine si convinse ad aiutare Giasone. Grazie ai suoi doni magici, Giasone superò entrambe abilmnete la prima prova, la seconda fu molto difficile in quanto seminando i denti di drago venivano fuori guerrieri dal terreno. Medea lanciò un altro potente incantesimo grazie al quale Giasone scagliò in mezzo a loro un enorme masso, creando una nube di polvere e molta confusione. I guerrieri iniziarono ad uccidersi fra loro e continuarono a farlo fino a quando Giasone non ebbe eliminato personalmente i pochi sopravvissuti.
Giunti al cospetto del re Eate, questi si rimangiò la parola. Allora Medea guidò Giasone sul luogo dove si trovava il vello che era protetto da un enorme drago. Il mostro, lungo più della loro nave, era figlio di Tifone, un gigante che in passato era stato ucciso a fatica da Zeus. Medea fece sfoggio di vari incantesimi, grazie ai quali riuscì ad ammaliare il drago fino a farlo addormentare. Giasone, approfittando del momento, staccò dai rami della quercia il vello d'oro e lo portò con sé nella fuga.

Continua...

Il mito di Sisifo


































Sisifo nella mitologia greca e' il figlio di Eolo, fondatore e primo re di Corinto. Era discendente di Prometeo e marito di Merope da cui ebbe Glauco e Almo.
Il mito: mentre si trovava nei pressi della rocca di Corinto per tentare di risolvere il problema dell'acqua che scarseggiava, Sisifo sorprese Zeus con la ninfa Egina figlia del dio fiume Asopo che aveva rapito. Il dio Asopo si presento' a lui nelle sembianze di un vecchio chiedendo della figlia. Sisifo rivelo' di averla vista ma non con chi, a meno che Asopo non avesse garantito l'acqua alla citta' di Corinto. Asopo acconsenti' e Sisifo gli rivelo' che era stato Zeus a rapirla. Zeus saputo cio' chiese al fratello Ade di punire Sisifo. Ade con la complicita' di Ares imprigiono' Sisifo nel Tartaro. Tuttavia Sisifo aveva imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo cosi' uso questa scusa per ottenere da Ade di tornare nel regno dei vivi e permettere cosi' la sua sepoltura. Tuttavia una volta nel regno dei vivi non torno' piu' negli inferi sfidando cosi' gli dei. Come punizione Zeus lo obbligo' a trasportare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia ogni volta che giungeva in cima il masso rotolava giu'. Sisifo era condannato a ricominciare ogni volta senza mai riuscirci.

lunedì 3 giugno 2013

Personaggi mitologici: Le Sirene

La sirena, John William Watherhouse, 1901

il mito: le Sirene sono creature mitologiche descritte da Omero nell'Odissea come bellissime fanciulle per metà pesce che attirano gli uomini con il loro dolce canto. Erano abitanti di un'isola presso Scilla e Cariddi circondata da cadaveri di uomini in putrefazione in quanto le Sirene attiravano le imbarcazioni con il loro canto e questi incuranti dei pericoli si avvicinavano alla costa naufragando contro gli scogli. Le Sirene erano note già dal mito di Giasone e degli Argonauti ma l'episodio più famoso è quello che le vede protagoniste dell'incontro con Ulisse (Odisseo) in cui l'eroe per non cadere nel loro tranello ottura le orecchie dei suoi uomini con la cera e si fa legare all'albero della nave (lo vedremo in un prossimo post).

domenica 2 giugno 2013

Borea rapisce Orizia

Borea rapisce Orizia, Peter Paul Rubens, 1615

il mito: nella mitologia greca Borea rappresenta il vento del Nord e viene rappresentato come un uomo barbuto e alato. Borea si innamorò di Orizia figlia del re Eretteo la rapì e la fece dibentare sua moglie. Ebbero diversi figli. Orizia divenne poi la personificazione della brezza leggere che segue il forte vento settentrionale e che mitiga la forza del sole.

In ricordo del presunto aiuto dato da Borea nella Battaglia di Capo Artemisio agli Ateniesi per sconfiggere la flotta persiana, furono istituite le Boreasmi, feste in suo onore.

Zeus e Antiope

Zeus e Antiope, Jean-Simon Berthélemy, Collezione Privata

il mito: narra Ovidio nelle Metamorfosi che Antiope era una Ninfa bellissima della quale Zeus si innamorò. Non potendo averla nella forma divina, assunse le sembianze di un Satiro. Questo mito non è molto noto se non agli artisti in quanto la figura di Antiope, rappresentata spesso come una giovane addormentata è stato usato spesso nello studio del nudo femminile. I testi classici greci riportano brevi accenni a questo mito affermando solo che Antipe era una Ninfa che si pavoneggiava con le altre di aver avuto una relazione con Zeus.

Orfeo e Euridice

Orfeo e Euridice di Enrico Scuri, 1842, Musei Civici di Pavia

Il mito narra che Orfeo scese agli inferi pur di riprendersi l'amata Euridice. Ade e Persefone acconsentirono ma, a patto che non si fosse voltato a guardarla prima di esserne usciti. Proprio a pochi metri dall'uscita Orfeo si volta e Euridice scompare per sempre.


Il pittore in queto dipinto coglie il momento in cui Orfeo si volta proprio a pochi passi dall'uscita dagli Inferi.

Personaggi mitologici: Le Ninfe

dipinto: Le Ninfe e il Satiro, William Adolphe Bouguereau, 1873

il mito: le Ninfe sono stupende fanciulle eternamente giovani. Sono spesso rappresentate con Satiri come in questo dipinto che vi proponiamo.
Il termina ninphe in greco vuol dire appunto fanciulle. Sono protettrici delle coppie che si recavano alle loro sorgenti e fonte di ispirazione per gli uomini.
Molti uomini e dei sono stati vittime della loro bellezza. Alcune Ninfe famose sono Eco, Euridice.

Esistono tre tipi di ninfe: terrestri (dee minore dei fiori), marine (dee minori degli animali marini) e e dell'aria (dee minori della pioggia). Sono state create da Urano prima che gli Olimpi governassero.

Ad ognuna di queste tre tipologie corrisponde un'altra classificazione. Per esempio le Nereidi e le Naiadi sono Ninfe d'acqua.

Personaggi mitologici: I Satiri

dipinto: "Due satiri", di Peter Paul Rubens, 1618-19, Monaco

I Satiri sono figure mitologiche legate al culto di Bacco (Dioniso). Amanti del Vino e del piacere dei sensi, nell'Arte e nei miti, accompagnano il corteo trionfante di Bacco con le Baccanti, con in mano grappoli d'uva o brocche di Vino. Per questi motivi l'immagine dei satiri è stata associata alla lussuria, soprattutto in epoca medievale. Sono spesso rappresentati in atto di amoreggiare con le Ninfe.

sabato 1 giugno 2013

Glauco e Scilla

Glauco e Scilla, Lurent de La Hyre, 1640-444, Los Angeles, Paul Getty Museum

il mito: la storia di Glauco e Scilla è narrata da Ovidio nelle Metamorfosi. Glauco è un pescatore e dopo un giorno di pesac proficua si ferma a stendere la rete su un prato nei pressi di una spiaggia. Improvvisamente i pesci iniziano a saltellare fino a raggiungere nuovamente l'acqua e dileguarsi. Glauco è stupito e crede che il fenomeno sia legato all'erba del prato così decide di provarla e immediatamente viene trasformato in un essere per metà uomo e metà pesce. Presto si invaghisce della Ninfa Scilla, la quale però non ne vuol saper nulla di lui. Allora Glauco chiede aiuto a Circe non sapendo che la dea nutre invece un sentimento profondo per lui. Circe approfitta della rivelazione fattale da Glauco e trasforma Scilla in un orribile mostro.

Spesso gli artisti hanno rappresentato il momento in cui Scilla rifiuta le attenzioni di Glauco, come in questo dipinto di Laurent De La Hyre.

venerdì 31 maggio 2013

Il ratto di Deianira

Il ratto di Deianira, Guido Reni 1620-21, Louvre, Parigi

il mito: Deianira figlia del Re di Calidone fu sposa di Ercole dopo che questi ebbe la meglio sul dio fiume Acheloo. Questi durante la lotta assunse diverse forme di creature mostruose fino a quando trasformatosi in Toro, Ercole lo uccide privandolo di una delle due corna. Ercole e Deianira lasciano Calidone e giunti sulla sponda di un fiume, l'eroe affida Deianira al Centauro Nesso perchè la conducesse dalla parte opposta. Nesso però si innamora della giovane e tenta di rapirla ma viene subito colpito e ridotto in fin di vita da un dardo scagliato da Ercole. Nesso, morente, cede a Deianira un po del sangue dicendole che con esso avrebbe potuto preparare un unguento con cui Ercole l'avrebbe amata per sempre.

In seguito, Ercole si innamora di Iole allora Deianira gli fa avere una tunica intrisa del sangue di Nesso. Non appena Ercole la indossa una terribile ferita si diffonde per tutto il suo corpo e in preda all'atroce dolore si da fuoco sul monte Eta.
Deianira, disperata, si toglie la vita.

giovedì 30 maggio 2013

Titanomachia

TITANOMACHIA: I Titani nella mitologia e nella religione greca, sono gli dèi più antichi, nati prima degli Olimpi e generati da Urano (Cielo) e Gaia (anche Gea, Terra) due divinità primordiali.

I titani più conosciuti sono Crono (kronos), Rea, Teti, Giapeto e Iperione, ma in tutto erano 12. Figli di Urano e Gea erano anche i Ciclopi e i Centimani. Urano però per paura di essere spodestato dal trono impedisce che i figli vengano alla luce divorandoli e tenendoli nel proprio ventre o gettandoli nel Tartaro (Inferi) come nel caso dei Centimani.

La moglie Gea però aiuta il figlio Crono a mettere fine a questa tirannia fabbricando per il figlio una falce con cui Crono evirò il padre (secondo il mito è l'antica città di Messina detta appunto Zancle che in greco significa falce il luogo di questo episodio).

Da allora saranno Crono e Rea a governare. I loro figli saranno: Istie, Era, Demetra, Ade, Poseidone. Tuttavia la storia si ripete poichè Crono avvisato dalla madre che uno dei figli lo avrebbe spodestato li divora anch'egli. La moglie Rea, incinta dell'ultimo figlio, Zeus lo nasconde a Creta facendo divorare a Crono una pietra al suo posto.

Zeus crebbe quindi a Creta (oggi è stata individuata anche la grotta in cui fu allevato) e giunto all'età matura affrontò e sconfisse il padre Crono. Liberò quindi i fratelli e i Ciclopi che per ricompensarlo gli fecere dono del lampo del tuono e del fulmine.

Inizio una lunga guerra (Titanomachia) tra gli olimpi e i titani che durò più di 10 anni (alcuni archeologi collegano questo evento all'eruzione del Vulcano di Santorini avvenuta intorno al 1700 a.C che distrusse la civiltà minoica giungendo fino a Creta). Su consiglio di Gea, Zeus libera i Centimani che saranno decisivi perla vittoria degli Olimpi.

I Titani vengono gettati nel Tartaro sorvegliati dai Centimani e inizia l'era degli Dei.

Arianna

John Vanderlyn, (ca. 1808-1812), Arianna addormentata a Naxos, olio su tela,
Academy of Fine Arts, Pennsylvania 


il mito: Arianna è una figura mitologica spesso associata alla figura di Teseo. Teseo giunto sull'isola di Creata per uccidere il Minotauro ebbe una relazione con Arianna che lo aiutò ad uscire sano e salvo dal labirinto. La storia però non ebbe un lieto fine: ucciso il Minotauro, Teseo riparte con la sua nave abbandonando Arianna nella spieggia di Naxos.

Venere, Marte e Amore

Venere, Marte e Amore è un dipinto olio su tela di Francesco Barbieri detto il Guercino databile al 1634.

il mito: Venere e Marte rappresentano due polarità opposte: l'Amore e la Guerra. Dalla loro unione simboleggiata dalla presenza di Cupido che sta per scagliare la freccia, sarebbe nata l'Armonia.


mercoledì 29 maggio 2013

Achille incontra la madre Teti presso il centauro Chirone


Achille incontra Teti presso il Centauro Chirone, Bernardino Cesari, 1621-22, Collezione Fondazione Roma

il mito: Zeus e Poseidone si erano contesi la mano di Teti fino a quando Prometeo (o, secondo altre fonti, Temi) profetizzò che la ninfa avrebbe generato un figlio più potente del padre. Per questo motivo essi dovettero rinunciare alle loro pretese e costrinsero Teti a sposare Peleo, giustamente convinti che il figlio di un mortale non avrebbe costituito una minaccia. Achille fu educato dal centauro Chirone.